Cambio di Comando 23

Quinto Stormo, Aeroporto di Cervia. Una mattina di fine aprile immersa in una primavera che stenta ad avviarsi, con quel grigiore freddo lì, in grado di spegnere un entusiasmo. Non c’è movimento, non c’è ancora pubblico.
Ci sono solo loro, per un attimo, lì davanti a me. Undici aerei perfettamente allineati. Efficienti e pronti ad essere usati, ad essere volati. No, l’entusiasmo non può spegnersi, nonostante il cielo, perché si è già dentro ad un evento, ad una festa. Capisci che quegli undici aerei rappresentano qualcosa di significativo, il simbolo di un lavoro continuo e formidabile degli specialisti e del personale di questo Stormo, del Peace Caesar Program, di tutta l’A.M.I. Ma non solo.
Rappresentano la forza di un Gruppo, il 23º Gruppo, che ha saputo costruire in oltre 90 anni una tradizione di prestigio che oggi si rinnova, ancora una volta, con questo Cambio di Comando.
Luglio 1918- Aprile 2009, più di novant’anni di storia, di Storie.
Storie di velivoli: dagli Harniot e Nieuport del 1918, agli Spad, i Fiat C20, C32, il Macchi Mc.205, il BF-109, per arrivare all’F-86K, e poi la furia dell’F-104 nelle sue molteplici varianti S/ASA/ASA-M, la manovrabilità estrema dell’F-16 ADF.
Storie di piloti. E di coraggio. Dagli Assi della fine della Grande Guerra, roba di pistole, polvere, sangue e mitragliatrici, alle battaglie coi Macchi della Seconda Guerra Mondiale immersi nel gelo del fronte russo, fino alle arrampicate vertiginose in supersonico, ad inseguire una traccia radar non identificata, il ruolo chiave nella difesa dello spazio aereo nazionale. Un’eccellenza che ha costruito un prestigio riconosciuto, in campo nazionale e non solo.
Storie silenziose di specialisti al lavoro, tecnici impegnati a concludere una riparazione, un’ispezione, per assicurare un velivolo idoneo al servizio di Allerta, alle missioni, turni su turni, in linea volo o negli shelter, oppure al chiuso di una sala motori. Per garantire mezzi efficienti.
Allora come oggi. Ma…fino a quando?
Potrebbe essere stato l’ultimo, questo Cambio di Comando del 23º Gruppo.
Mi piace immaginare che non sia così, pensare che tante altre ce ne saranno di giornate simili, in questo spicchio di cielo romagnolo, tanto piccolo quanto prodigo di soddisfazioni.
Le redini del 23° Gruppo Caccia Intercettori passano al Magg. Gnutti che va a ricoprire la posizione che per oltre un anno è stata ricoperta dal Magg. Floreani. Tutti i velivoli saranno portati in volo a comporre una formazione storica per i Veltri.
Ci siamo. La linea-volo si anima, i piloti raggiungono i propri aerei… due parole coi crew-chief, i controlli pre-volo….movimenti automatici secondo una consuetudine conosciuta e indispensabile. Chiusura cockpit, il rumore acuto della turbina del JFS lascia lo spazio a quello ben più acuto dell’F-100/220E che urla a alta frequenza in Idle.




Taxing.…degli undici alcuni rullano a sinistra: si alzeranno in volo per pista 30. Altri attenderanno il loro decollo per poi procedere per la 12. Al comandante di Stormo, Col. Di Marco, l’onore dell’ultimo decollo, per portare in volo l’ormai famosissimo Special Color.


E lo spettacolo ha inizio, tra Imperiali e virate tiratissime a disegnare le caratteristiche scie di condensa che testimoniano una dinamicità, una violenza della fisica applicata alle superfici che questo F16 Viper sa rendere nella sua interezza. Il tutto a beneficio di un pubblico in cui si ritrovano i comandanti degli altri gruppi protagonisti di questo Peace Caesar Program, i Maggiori Ferrara e De Angelis rispettivamente del X e XVIII gruppo da Trapani, ma anche comandanti del passato, tecnici e specialisti, alcuni in abiti civili, altri in uniforme, magari assegnati ad altri ruoli. Con ancora quello spirito di appartenenza intatto, non intaccato, che li unisce.
Formazione che si ricongiunge. Undici aerei, vicinissimi tra loro. Qualche passaggio e d’improvviso il leader della formazione si stacca iniziando a evoluire con eleganza prima lentamente poi sempre più rapidamente, disegnando linee precise sul cielo-campo. E' il Magg. Floreani, che sarà poi il primo ad atterrare, lasciando così, idealmente, il comando al Magg. Gnutti, ora leader della formazione.
Atterrano tutti gli altri aerei, dopo evoluzioni, passaggi bassi e rapidissimi. Rullaggio lento davanti al pubblico, un cenno ad amici e colleghi venuti ad assistere, freno di parcheggio, tacchi, engine shut-down.
Nervi tesi, muscoli tirati con ancora il disegno della maschera sul volto. C’è commozione in chi lascia il comando, ma anche uno spirito di corpo formidabile, che si vede nei piloti, uniti attorno al Comandante uscente.






Foto di gruppo, il G.E.A. schierato al completo in posa assieme al personale Lockheed Martin e Pratt & Whitney. Quasi sei anni di teamwork, di collaborazione e di amicizia tra il personale americano e quello italiano all'interno di una partnership comunque unica.



E poi la cerimonia solenne, in cui il Comandante uscente rimarca, nel suo discorso, la splendida forza del supporto di tutto il personale nell'averlo accompagnato per tutta la durata del suo incarico. E poi il la festa, l’abbraccio di vecchi amici. E non importa che si sia o meno ancora in Forza Armata. Nulla intacca il piacere di rivedersi e di condividere, di nuovo, un'esperienza.

Momenti intensi, che ricreano un’unione. Oltre le preoccupazioni, l’incertezza per il futuro, i dubbi cui oggi questo Stormo, questo Gruppo di uomini risponde senza troppe parole. Come sempre ha saputo fare, da novant’anni a questa parte. Bravissimi.
Testo & Editing: Andrea Goffi
Foto: Paolo Maglio, Alessandro Fucito
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Ultimo aggiornamento ( Martedì 17 Novembre 2009 10:35 )


