Category: Magazine & Reports Published on Wednesday, 01 September 2010 10:17 Written by Super User Hits: 11906
Primo Articolo che vede protagoniste le prime due Base Eurofighter d'Italia, facenti riferimento al 36° stormo di Gioia del Colle ed al 4° Stormo di Grosseto. Ringraziamento doveroso all'Ufficio Stampa dell'Aeronautica Militare per averci aiutato nella realizzazione di questo progetto.
"36 ° STORMO - GIOIA DEL COLLE"

Mettere piede per la prima volta nella base di Gioia del Colle è sicuramente emozionante, le dimensioni sono impressionanti ed è tenuta veramente bene. Dovremmo dedicare un articolo solo ai vari Gate-Guardian ed alla zona antecedente L’ufficio Comando. L’accoglienza è stata fantastica, superiore a quanto ci saremmo mai immaginati e per questo è doveroso ringraziare il Magg. Colacicco dell’uff. Comando ed il Maresciallo Madaro che ci ha sopportato e scarrozzato per tutta la giornata.


Presentati al cospetto del 12° Gruppo Caccia siamo entrati praticamente subito nel cuore di questo progetto, che vede protagonisti non gli Eurofighter ormai ben conosciuti, ma gli uomini che lavorano intorno e dentro di essi, il loro modo di approcciarsi e di lavorare con questo mezzo altamente tecnologico.

Protagonista di questa intervista è il Maggiore Antonio Vergallo, pilota di Eurofighter proveniente dalle linee operative sia F-16 che F-104. Lui ci ha fatto entrare nell’ottica di questo nuovo velivolo e del difficile lavoro che i gruppi Caccia stanno affrontando – “Il nuovo velivolo introduce nuove metodologie di lavoro e di gestione dei processi, sia in ambito logistico che in quello tattico operativo. La transizione effettuata sul velivolo F16 beneficiava di un bagaglio di conoscenze molto ampio da parte dei nostri istruttori frutto dell’esperienza acquisita con le molteplici operazioni ed esercitazione a cui gli equipaggi avevano partecipato per molti anni. Quando, quindi, i gruppi italiani ricevettero l’F16 l’adattamento in termini tecno-logistici ed operativi, avvenne in breve tempo. Nel caso degli F2000, l’esperienza acquisita operando con i velivoli impiegati precedentemente, sarà solo una componente minima rispetto ai precedenti cambi di velivolo, essendo necessario, quindi, un complesso e delicato lavoro di costruzione del bagaglio di conoscenze, procedure e metodologie di lavoro che supportino in futuro tutta l’attività dell’Eurofighter Typhoon.”
Una valutazione veramente interessante, di solito si tende a dar per scontato che letto il manuale si accende e si và, invece, come testimoniato dal Capitano Vergallo qui, non è proprio così, riflessione che lo stesso estende ai Crew-Chief “Quando si volava con il velivolo F-104, dopo tanti anni di utilizzo e risoluzione dei problemi tecnici, i nostri specialisti erano in grado di intervenire prontamente, come ad esempio durante la fase di messa in moto quando magari si arrivava anche risolvere un problema tecnico, battendo con un chiave inglese in uno dei punti diventato ormai ben conosciuto. Tutto ciò era frutto di anni di esperienza quotidiana, ed andava ben oltre quello previsto nei manuali. L’Eurofighter Typhoon è un velivolo di quarta generazione basato sull’uso fondamentale della tecnologia. L’insorgere di un inconveniente porta i nostri specialisti ad attuare una diagnostica complessa frutto di quanto previsto dai manuali , ma ancora priva di un insieme di conoscenze scaturite dall’esperienza quotidiana, e per questo con tempi e carichi di lavori ancora grandi "
L’intervista sta prendendo una piega davvero stuzzicante ed interessante, ci sentiamo tutti a nostro agio, io , Adriano e Giuseppe ci sentiamo in confidenza e così incalziamo un po’ il discorso “Volare con questo velivolo è fantastico”aggiunge l’intervistato”si percepisce immediatamente la valenza del progetto improntato a costruire un velivolo capace di portare a termine la missione assegnata nel migliore dei modi avendo a disposizione un insieme di sistemi tecnologicamente all’avanguardia, con sistemi ridondanti, due motori che permettono una spinta in accelerazione in volo verticale, ed una SENSOR OF FUSION che consente di avere sotto controllo tutte le informazioni ”

Detta così aggiungiamo noi in maniera provocatoria sembra quasi troppo facile “Paradossalmente non è così , decifrare in modo corretto la quantità d’informazioni che questo aereo fornisce non è facile, ti offre talmente tanto che puoi disorientarti e confonderti, specialmente mentre stai volando una missione con uno scenario abbastanza complesso, le informazioni che abbiamo a disposizione ci consento di volare missioni in scenari che con l’f16 non avremmo neanche immaginato, la contropartita è la necessità di avere come piloti una padronanza ed una situation awarness acquisita e assodata nel tempo con l’esperienza ed una più che sufficiente quantità di ore di volo, necessarie anche a svolgere il compito di cui abbiamo parlato prima…” andando avanti ci chiediamo così, istintivamente, se non si percepisca che questa generazione di aeroplani non sia veramente l’ultima a dover volare con pilota a bordo in fin dei conti, la quantità di sistemi elettronici impiegati a bordo la fa da padrona “…mai direi mai ma mi sento di escluderlo a priori, riattacandomi a quello che vi dicevo prima riguardo alla necessità di avere esperienza, vi posso garantire che durante la missioni si percepisce nettamente il distacco fra chi ha 2000, 3000, 4000 ore volate e chi invece ne solo poche centinaia, non ostante magari i giovani piloti siano più freschi nella comprensione dell’elettronica tutto si complica quando si sta volando realmente in una missione operativa e così, l’esperienza, la capacità di leggere nel modo giusto la situazione ed utilizzare correttamente le molte informazioni che l’aereo ci trasmette per compiere il nostro lavoro è fondamentale, anche nella missione più semplice e più pianificata insorgono sempre dei compromessi imprevedibili che alloro volta fanno parte della missione e della formazione di un pilota stesso… questo è il valore aggiunto del pilota. Per quale motivo si continua a dare ancora valore alla vita del pilota sacrificando macchine da milioni e milioni di euro, perché il pilota in se non è solo un autista ma anche un bagaglio di esperienze, umane, tecniche di feel che contribuisce direttamente all’accrescimento degli stessi velivoli e del loro impiego. Impossibile sostituirlo secondo me…”


Riportiamo così qualche considerazione raccolta anche fra le righe del nostro forum e qualche interrogativo : Molti sostengono che la spesa fatta per l’Eurofighter sia eccessiva, che questo aero sia sovradimensionato per gli effettivi compiti ai quali deve assolvere, qual è l’impressione vostra che ci lavorate tutti giorni. “l’utilizzo dell’Eurofighter Typhoon nel suo ruolo di Caccia Intercettore, ci consente, oggi, di poter portare a termine la missione assegnata nel migliore dei modi. Il confronto con costo ed utilizzo dei velivoli che l’hanno preceduto, diventa difficile se si pensa al cambiamento di scenario che si è avuto negli ultimi anni, sia dal punto di vista geopolitico, sia dal punto di vista dell’organizzazione dell’Aeronautica Militare. Inoltre si deve considerare che questo velivolo dovrà essere inpiegato per alcuni decenni, attraverso un continuo aggiornamento dei sistemi di bordo.


Le missioni che svolgiamo solitamente per addestrarci ed i teatri che andiamo simulare sarebbero stati impensabili anche per me se me lo avessero detto prima di transitare su questo velivolo, il tutto, ovviamente unito alla ricerca delle migliori tattiche per il miglior impiego con questo tipo di velivolo sul quale, gioca un ruolo importante la metodologia che ci è stata insegnata in America durante il corso di transizione su F-16. Per tanto, per rispondere alla domanda l’investimento che molti possono considerare oneroso è da valutare con un ammortamento dilazionato in un tempo superiore a qualsiasi altro aereo, la possibilità di volare anche 30 anni con una piattaforma sempre allineata con i nuovi standard.” In effetti annusando un po’ l’aria che si respira al XII Gruppo Volo, si avverte a pelle la presenza di piloti “Anziani” piloti con molta esperienza, indubbiamente anche una scelta obbligata da parte dello stato maggiore visto il difficile ed il delicato compito che ci hanno prima descritto. L’esperienza prosegue, ricevuti anche dal comandante di Stormo, il Colonnello Marchetto; il quale ci ha informato e ci ha prospettato l’evoluzione in corso della base stessa all’interno della quale è stata preparata l’infrastruttura per accogliere il secondo gruppo caccia, in lavorazione anche l’infrastruttura per l’eventuale trasferimento del Centro SAR
Il Colonnello ci ha illustrato il lavoro svolto e gli obbiettivi raggiunti sottolineando che fino ad oggi non ha avuto particolari difficoltà nel raggiungimento degli stessi e che l’aspetto più impegnativo e più importante è quello di far comprendere allo Stato Maggiore l’importanza degli investimenti fatti su questo velivolo e quale siano i nuovi
obbiettivi da porsi e da raggiungere sempre nell’ottica di un miglioramento costante dei gruppi e degli stormi dotati di Eurofighter. Aggiunge infatti il Colonnello che le esperienze fatte fino ad ora da altri gruppi ed altri stormi possono essere forvianti in quanto, lavorare con un velivolo di questa generazione è completamente diverso dal lavoro svolto fino ad oggi e che in questa ottica è necessario modificare la mentalità di approccio.

Foto by Adriano Bonelli And Giuseppe Carrone